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Chiesa Matrice

Sotto il titolo “della Beatissima Vergine Assunta”, la parrocchiale più antica di Vico fu fondata accanto al castello, a coronamento di un’altura ai cui fianchi si stringono tuttora assiepate le case della Civita e del Casale. La semplice facciata dell’edificio, chiusa da un timpano triangolare, è ingentilita da un portale trabeato in pietra viva. Sull’architrave a motivi vegetali, sorretto da due semicolonne, un’iscrizione con la data del 1675. Un’ariosa torre campanaria quadrangolare e una cupola a costoloni sagomano il vertice dell’impianto a fuso d’acropoli della cittadina. A tre navate, la chiesa è provvista di undici altari e “de Jure, et de consuetudine si mantiene, e ripara dalla Università di detta Terra”. Nella descrizione, che ne fa l’arcivescovo Orsini nel 1678, erano ricordati l’altare di San Valentino, patrono di Vico già da sessant’anni, e l’altare del SS. Crocifisso sotto il patronato di D. Troiano Spinelli marchese di Vico. Alla metà del Settecento la chiesa viene insignita del titolo di Collegiata e, al tempo della Statistica del Mattei, “vi uffiziano quotidianamente sedici canonici insigniti”

Chiesa Della Misericordia

“Discosto quasi un tiro di schioppo dal convento di S. Domenico, trovasi a fronte di strada pubblica una cappella isolata sotto il titolo della Misericordia”, così è descritta la chiesetta nella Relazione d’apprezzo del feudo di Vico. Già un secolo prima era stata restaurata – ne fa fede la data 1626 scalpellata sul portale, alla sommità di una gradinata, ad opera della Confraternita, che da due anni aveva cura dell’unico altare di S. Maria Misericordiarum seu ad Nives (preziosa la statua lignea). In documenti della metà dell’Ottocento sono riportate le dimensioni: lunga palmi 20, larga e alta palmi 18, che interventi successivi arricchiscono. Tra questi un organo nel 1861 e, nel 1902, un ampliamento con una sopraelevazione della facciata, coronata da un timpano triangolare.

Chiesa dei Santissimi apostoli Pietro e Paolo

È situata in quella che una volta era la piazza più importante del paese (ossia piazza San Domenico), la chiesa, con annesso il convento dei Padri Predicatori Domenicani, sotto il titolo dell’Assunta. Nella diocesi di Manfredonia, il convento di Vico con otto frati (cinque sacerdoti, due conversi e un terziario) era nel Seicento il quarto della “Natione di Capitanata”, dopo Foggia, Manfredonia e Lucera. Negli Acta della Santa Visita dell’Orsini, risulta eretta nella chiesa, “sub data die ultima Junij 1631” la Confraternita di S. Vincenzo Ferreri nella cappella ancora esistente. Il luminoso tempio, a navata centrale con copertura a botte e navatelle laterali con quattro cappelle a sinistra e tre a destra, per decreto di mons. Eustachio Dentice nel 1818 è diventato parrocchia dei SS. Apostoli Pietro e Paolo. Soppresso nel settembre 1809 e per metà passato allo Stato italiano, il convento è oggi sede del Municipio.

Chiesa di San Giuseppe

Chiesa nel quartiere Terra o Borgo Vecchio, di grande suggestione e per il suo schema planimetrico, con una navatella laterale che sembra aggrapparsi a quella centrale mediante archetti, e per la presenza dell’artistica statua lignea del Cristo Morto. Del simulacro vi è già notizia nella Relazione d’apprezzo del feudo di Vico, venerato sotto l’altare della Beata Vergine della Consolazione. Successivo forse a quell’unico altare, che, nell’Appendix del Sinodo Sipontino del 1678, risulta non avere “rendita sufficiente per la sua manutenzione. Supplisce però decentemente la Congregazione de’ fedeli in essa esistente”. Certamente l’attiva Confraternita dei Cinturati di S. Agostino e S. Monica, nel secolo scorso avrà fatto realizzare il portale di gusto neoclassico. Un’antica Confraternita, che anche di recente ha meritoriamente provveduto a restauri necessari, nel corso dei quali è venuta in luce una sepoltura che si apre sulla strada, forse quella di un eremita che aveva cura del luogo e degli arredi sacri.

Chiesa di San Marco

È tradizione che per voto la chiesa sia stata costruita da gente de Dalmatia. Nella convenzione stipulata il 23 settembre 1607 tra l’Università della Terra di Vico e l’Università del Casale (un quartiere, fuori le mura, nato per ospitare famiglie slave ed albanesi ivi immigrate), quest’ultima chiede che sia assicurato anche il pagamento del cappellano di S. Marco. La chiesa, extra moenia è con due altari al tempo della Santa Visita dell’Orsini, risale al XIV secolo. Lo confermano importanti affreschi, scoperti di recente, l’impianto dell’edificio e la data del 1365 sulla campana custodita nella sacrestia, forse l’originaria campana della chiesa. Nella prima metà del Settecento, agli altari della Madonna delle Grazie e di S. Marco, si era aggiunto quello di S. Giorgio. Attiguo alla chiesa il monastero femminile della Visitazione che, autorizzato da Ferdinando II, rimane attivo solo per i primi decenni dell’Ottocento (sono dieci le religiose nel 1837).

Chiesa di Santa Maria Pura

È una piccola chiesa appena fuori le mura, sotto l’antica Civita, a guardia di un torrente che dà origine all’Asciatizzi. Questa è una delle poche acque perenni del Gargano che dopo aver raccolto molte altre sorgenti sfocia in mare nel comune di Rodi Garganico (in località Molino di Mare). La chiesa è di impianto sei-settecentesco ed è impreziosita all’interno da decorazioni e statue in pietra tenera locale che si presumano essere di barocco leccese. Il nome lo deve alla pia costumanza di seppellirvi le vergini ed i fanciulli, come è attestato nel “Libro dei Defunti” conservato nella Chiesa Madre con scritturazioni che vanno dal 1600 in avanti. Si ritiene localmente che la Chiesa poggi, addirittura, su strutture molto più antiche forse il tempio di Calcante da altri localizzato, invece, nel sito della Basilica di S. Michele a Monte S. Angelo. Non risultano, comunque, documentati scavi o ricerche archeologiche che possano in qualche modo comprovare la leggenda. Annesso alla Chiesa di S. Maria Pura trovasi una fabbrica molto restaurata, che fu già ospedale tenuto dai “Fatebenefratelli” per il ricovero di militari ammalati nel XVIII secolo.[6]

Chiesa di Santa Maria degli Angeli

Il Convento, noto tra il popolo anche con il titolo del SS. Crocifisso, sorse a circa un miglio dal centro abitato su un’amena collina intorno all’anno 1556, ad opera dell’Ordine dei Cappuccini, da poco fondato (breve di Clemente VII del 28 maggio 1526). Va detto che sulla collina, il cui intorno fu sede di antichissimi insediamenti umani forse neolitici, sorgeva una Cappella fin dal secolo X. Non è stato ancora possibile localizzare tali strutture quasi sicuramente conglobate nelle murature del Convento e della Chiesa. Si è però ipotizzato che possano corrispondere all’attuale Sacrestia. Il Convento su due piani a base rettangolare con Chiostro originario del tipo frequente nei molti Conventi francescani del Gargano. L’ala Nord ed Ovest sono particolarmente ben conservate. Alla chiesa, originariamente ad una sola navata, ne fu aggiunta un’altra all’atto della ricostruzione seguita al crollo causato dal terremoto del 1646. La ricostruzione avvenne a spese del feudatario del luogo, Caracciolo, con il concorso del popolo. Molte opere d’arte nobili, specie olii su tela, sono conservate nella chiesa. Vi si trova, tra le altre statue lignee, un celebre crocifisso opera di un intagliatore veneziano del XVII secolo. Sul sagrato è presente una quercia secolare come testimonianza dell’antica selva che una volta copriva l’intero territorio di Vico fino al mare.

Chiesa di San Martino

Cappella piccola sotto il titolo di S. Martino, jus padronato del R.D. Biagio Altilia e consiste in una stanza coverta a tetto con astraco nel suolo, in testa della quale sta altare di fabbrica addetta al suddetto Santo, e vi celebra ogni giorno”, si legge così nella Relazione d’apprezzo del feudo di Vico redatta nel 1726 e pubblicata da Gennaro Scaramuzzo. A ridosso del palazzo Caracciolo è l’altare, sormontato da un’originale nicchia ogivale in pietra. Questo al tempo dell’arcivescovo Orsini “si mantiene coll’entrare del beneficio in essa esistente”. La chiesetta, costruita dentro le mura e dedicata ad un santo che ricordava di certo la terra di origine di qualche feudatario, è stata di recente restaurata. Non è tuttavia ancora adeguata e aperta al culto.

Chiesa di San Nicola

La chiesa, nota come “cappella di San Nicola di Mira”, esisteva nel 1676, come riporta la relazione visita pastorale del cardinale Vincenzo Maria Orsini, in seguito divenuto papa Benedetto XIII: all’epoca era tuttavia in cattive condizioni; aveva un unico altare, un’immagine del santo («Iconem pulvere deturpatam») e una teca contenente la manna di San Nicola. Era sede della confraternita di San Nicolò dei morti ed aveva tre sepolture: per i confratelli, per le consorelle e per la famiglia patronale dei De Avello. La cappella fu riconsacrata per ordine del cardinale nel 1678, come ricorda una lapide posta sulla parete sinistra. La chiesa è inoltre descritta nel resoconto di una seconda visita del 1726, come avente un’unica navata con un soffitto di tavole dipinte. Dal 1810 è divenuta sede dell’arciconfraternita del Santissimo Sacramento. Nel Novecento subì lavori di ampliamento.

In facciata è presente un portale cinquecentesco in pietra locale, fiancheggiato da due semicolonne lisce sormontate da una trabeazione a metope e triglifi; il tutto coronato da una nicchia inserita fra volute. Sull’architrave è tracciata la scritta “Memento mori”. Una lapide in pietra sulla parete destra ricorda che l’altare lì situato era dedicato ai defunti (Altare privilegiatum quotidiaum perpetuum pro defunctis), mentre una lapide commemorativa sul lato opposto ricorda la riconsacrazione della chiesa nel 1678

Chiesa di San Pietro

Da tempo immemorabile esisteva sul “Tabor” una cappella che divenne chiesa, quindi tempio, sormontato nel secolo XVIII, da una cupola, e dedicata all’Apostolo Pietro. Da documenti medioevali risulta essere la chiesa di San Pietro in Vico già celebre ai tempi dei Normanni. Molte donazioni furono fatte a questa chiesa la quale è nominata in un Breve di Papa Alessandro III del 1167; negli atti di conferenza di Clemente III del 7 ottobre 1197. Nel 1264, con le terre e le abitazioni, venne concessa in enfiteusi al giudice Gualtieri. La chiesa con i suoi tenimenti fu anche “Grancia” del monastero di San Leonardo di Siponto che, per molti secoli, appartenne all’Ordine Teutonico (poi dei Cavalieri di Malta). La Chiesa fu trasformata, con terreno annesso, in cimitero extra moenia dal canonico vichese Pietro Finis nell’anno 1792 (data di inaugurazione). Fu il terzo cimitero d’Italia ad essere istituito fuori le mura di una città (dopo quelli di Pisa e Napoli) consentendo così di abbandonare l’uso di seppellire nelle chiese. Andato in disuso il Cimitero, con il tempo, e, caduta in rovina la chiesa (che fu semidiroccata da eventi meteorologici) questa è stata recentemente (1979-71) rimessa in pristino con un vasto restauro reintegrativo che ha cercato di riprodurre la forma originaria e mantenere in essere quanto ancora esistente. Sul colle ove sorge la Chiesa furono ritrovate, all’atto della costruzione del moderno Istituto di S. Pietro, importanti reperti di tombe antiche tra cui lo scheletro di un guerriero di notevoli proporzioni. Non essendoci parroco o monaco che la governi è chiusa tranne in alcuni giorni particolari.

In facciata è presente un portale cinquecentesco in pietra locale, fiancheggiato da due semicolonne lisce sormontate da una trabeazione a metope e triglifi; il tutto coronato da una nicchia inserita fra volute. Sull’architrave è tracciata la scritta “Memento mori”. Una lapide in pietra sulla parete destra ricorda che l’altare lì situato era dedicato ai defunti (Altare privilegiatum quotidiaum perpetuum pro defunctis), mentre una lapide commemorativa sul lato opposto ricorda la riconsacrazione della chiesa nel 1678

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